La pazza partita di ieri sera ha fatto capire tante cose di questo Palermo e del suo futuro in questa stagione. La partita a moneta, quella dalle due facce, quella che stava per culminare in una rimonta dal sapore cinematografico, ha innanzitutto insegnato, o meglio sottolineato, gli errori nella costruzione della squadra. E questo si sapeva. Si sapeva infatti perfettamente che dietro Balzaretti non ci fosse nessuno all'altezza; sfumate le intenzioni estive di investire su Mazzotta come vice di Federico, si è poi ingaggiato un giovane sconosciuto ai più, Cristian Melinte, mandato allo sbaraglio a San Siro, al suo esordio in serie A e in una fascia di competenza non sua, come se non bastasse contro il più forte esterno del mondo. Basterebbe contare le volte che l'Inter ha attaccato a sinistra nel primo tempo: zero.
La prima frazione si è praticamente giocata a solo uso e consumo degli spettatori del settore che a Palermo chiameremmo gradinata. E poi, nel buio più assoluto, quando ci si aspetta l'ingloriosa goleada, viene fuori l'aspetto luminoso di questa squadra. Che rientra in campo con furore agonistico, corretta tatticamente, con un Hernandez che andrebbe considerato di più, e che non accetta quegli schiaffi, vuole reagire. E reagisce eccome. Quello che rimane in mente ben chiaro sono i fischi con cui i tifosi nerazzurri sottolineano ogni azione offensiva del Palermo. Appariva evidente che eravamo di fronte a fischi di paura. I campioni d'Italia, gli inarrestabili, stavano per assistere ad una delle più clamorose rimonte della storia del calcio italiano. Il rammarico, forse, è non essersela giocata con cattiveria sul 4-3, quando l'Inter appariva spaesata e terrorizzata, mancavano 25 minuti e una vittoria certa stava svanendo vertiginosamente. In quel momento il Palermo ha giocato come fosse sullo 0-1, non sul 3-4 in rimonta. Ha deciso di rallentare, di aspettare il momento buono. Cosa che, purtroppo, contro una squadra così forte, non puoi concederti. Devi sfruttare le sue debolezze nervose, se gi ridai forza e animo è finita. E così è stato.
Rimane negli occhi una partita memorabile, che deve comunque rendere orgogliosi i tifosi rosanero, che devono essere consapevoli di avere una squadra che non abbassa mai la testa. E che lo ha dimostrato ampiamente nella serata più difficile. E che ha insegnato che, a volte, si può anche perdere ed essere felici.
La prima frazione si è praticamente giocata a solo uso e consumo degli spettatori del settore che a Palermo chiameremmo gradinata. E poi, nel buio più assoluto, quando ci si aspetta l'ingloriosa goleada, viene fuori l'aspetto luminoso di questa squadra. Che rientra in campo con furore agonistico, corretta tatticamente, con un Hernandez che andrebbe considerato di più, e che non accetta quegli schiaffi, vuole reagire. E reagisce eccome. Quello che rimane in mente ben chiaro sono i fischi con cui i tifosi nerazzurri sottolineano ogni azione offensiva del Palermo. Appariva evidente che eravamo di fronte a fischi di paura. I campioni d'Italia, gli inarrestabili, stavano per assistere ad una delle più clamorose rimonte della storia del calcio italiano. Il rammarico, forse, è non essersela giocata con cattiveria sul 4-3, quando l'Inter appariva spaesata e terrorizzata, mancavano 25 minuti e una vittoria certa stava svanendo vertiginosamente. In quel momento il Palermo ha giocato come fosse sullo 0-1, non sul 3-4 in rimonta. Ha deciso di rallentare, di aspettare il momento buono. Cosa che, purtroppo, contro una squadra così forte, non puoi concederti. Devi sfruttare le sue debolezze nervose, se gi ridai forza e animo è finita. E così è stato.
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