Amarcord e ancor di più
Palermo, 27/6/2007
Amarcord e ancor di più
Mi si chiede di raccogliere in un solo articolo tutto il personale amarcord rosanero. Un’impresa impossibile, che comunque seduce. E, poiché pazza è l’idea, mi consentirò ogni libertà. Come quella di “partire” da …prima che nascessi.
Dunque, saltato il periodo in cui “il pallone”, già professionistico, con relativo acquisto di giocatori …forestieri, non era ancora il calcio e si giocava in via Lincoln, in corrispondenza con l’Orto botanico, laddove dietro il Giornale di Sicilia esiste ancora il vicolo del Pallone, partiamo da quando il campo del Palermo era fra piazza Don Bosco, allora Ranchibile, e la Statua. Tale campo si chiamava, appunto, Ranchibile.
Fu lì che, in occasione del primo campionato vittorioso, le originali maglie rossoblu, lavate e rilavate, andarono scolorendosi fino a diventare le strane e tanto amate rosanero? Credo di sì, anche se non potrei giurarlo. Certo è che sei sono sentite altre versioni del tutto infondate.
Ci fu un campo, se non erro, anche in fondo a via Giusti, incuneato presso Villa Sperlinga. Questo l’ho visto ancora nel dopoguerra. Poi fu abbandonato e le alternative alla Favorita non andavano oltre il Giannettino e il Malvagio. Poi venne il benaugurato stadio militare.
Da quando, comunque, il blu divenne nero e il rosso un improbabile rosa, imparammo a trasalire, quando i nostri molto esclusivi colori venivano fuori dagli spogliatoi addosso agli undici baldi giovanotti, che ci avrebbero rappresentato per il fatidico quanto favoloso “arco” dei 90’. Un modo di dire creato poi, assieme a tanti neologismi, da Nicolò Carosio. Per i più piccini dirò che questo fu il radiocronista, con pochi altri, che per “infiniti” anni ci portò le partite in casa, con le sue cronache dirette, su onde medie e modulazioni di frequenza, fino alla prime incredibili dirette televisive, rigorosamente in bianco nero. Era un trascinatore e “inventava”, specie quando, fra un tempo e l’altro, si faceva il primo wisky e ce lo raccontava…
Tornando al Palermo, la memoria salta quando ancora abitavo al Massimo. Ciò che ricordo era la folla, il sapore delle cheving gum, mio padre che sulle tribune sorbiva il Caffè Borghetti, liquore venduto in bottigliette monodose, di cui mi era consentito solo gustare l’ottimo sapore con una goccia sulla punta della lingua.
Ora lo propongono come caffè borghetto, un raro passo indietro nel parlare, che di solito ha perso i divertenti strafalcioni d’un tempo.
Poi c’era l’ingorgo al ritorno, i giri fantasmagorici, le stradine “inventate” da papà, per evitare il peggio. Dovevo essere piccolissimo, quando lo zio Giovannino imprecò contro un vicino perché inneggiava ad Amadei, grande giocatore della squadra avversa. Credo che il ricordo sia rafforzato dal racconto che si ripeté a lungo. “Ecculo, ecculo”, diceva il vicino e il vecchio zio, che purtroppo ci lasciò presto, sbottò: “sentisse, ma lei chi vuole, ca chisto nni fa u gol a suvirchiaria?”
Sì, il tifo esiste da molto tempo e s’inneggiava ai rari giocatori locali, di cui ricordo allora De Rosalia. Ma i racconti dei tanti zii sprofondavano nell’anteguerra, con le gesta di questo e di quello. Oggi son proprio ricordi …del tempo che fu. Le cronache sul Sicilia erano di Giovanni Bonanno (famosa la conclusione con …la fine trova il Palermo ancora all’attacco), poi d’un gran maestro e signore come Manlio Graziano, che segnò un’epoca. Infine il burbero e difficile, ma non privo di slanci, Mario Giordano (acquistato dal L’Ora).
Riprendiamo dal lontano 1952, quando i miei, originali e pazzerelli (degni predecessori di chi scrive, anche se più …normali), decisero di portarci tutti a vivere …ai Leoni. Per loro fu una fuga dal cuore infranto e malandato della “città murata”, dove la famiglia materna viveva almeno da 250 anni. Fu anche la conseguenza d’un piccolo tracollo, ma per me e il mio fratellino (che non aveva ancora iniziato a rimproverarmi, perché più grande, ma un po’ …pazzerello) era la felicità: vicino alla Favorita, a Monte Pellegrino, a un passo da Mondello! Papà, romano palermitanizzatosi dal 1944 in poi, non sentiva come noi sulla pelle la triste ridondanza di quei luoghi e ci trasmetteva tutto il suo entusiasmo per questa città che gli era apparsa bellissima, marina e dal clima così mite. Aveva imparato a “battere il crawl” sul Tevere, lo faceva come pochi, allora. Ce ne insegnò i segreti. Nello sport si parlava molto di “stile”: non era ancora la quantità dell’allenamento a farsi maestra di tutto.
C’erano i marciapiedi in ciottolato, come nei paesi, passavano le pecore, il numero uno si fermava davanti all’edicola, che aveva gli stessi proprietari di oggi, ma era un chiosco dirimpetto alle statue dei due leoni. Ma lì, dove un tempo s’andava in carrozza presso gelatai e trattorie, c’era anche lo stadio e …l’ippodromo, non ancora chiamato Stefano La Motta (il forte pilota d’auto deceduto poi in gara). Questo mondo “dei grandi” mi sembrava meraviglioso e meditavo, dubitando che veramente un giorno sarei stato anch’io come loro… Ovvio che, puntualmente, il mondo dei grandi, poi, mi deluse.
C’erano i Lo Cicero, di cui il più importante “cuciva” i palloni e le scarpe ai rosanero, in un negozio da calzolaio simile agli altri in via Leoni. C’erano i Corrao e i Currao, che gravitavano attorno alla vita dello stadio. Il chiosco delle bibite e l’acqua con l’anice (che poi si trasferì di fronte) era davanti all’odierno Alfano. All’uscita della Favorita c’era solo la famosa fontanella. Quante bevute! Oggi non ci sono più né l’uno né l’altra. C’era Scialabba che ci forniva e riparava le biciclette in piazza.
Ma qualche anno dovette passare, prima che diventassi un vero tifoso. Anche se mio padre accennava delle “follie” di Bronè e soprannominava Gimona (buon acquisto del Palermo) il nostro gommista che gli somigliava. Poi “amarcord” in giro le lodi per la parate di …Bertocchi. Sempre buoni i portieri in rosa.
Il primo Palermo che ricordo veramente non aveva ancora Ghito Vernazza. L’argentino aveva l’aria matura che poi i calciatori sembrarono perdere, tranne che per le precoci pelate o imbiancate (come quella famosa di Bettega). Fu un mito. I corner che speravamo trasformasse in rete, come a volte faceva, le potentissime punizioni, i tiri da fuori, il dribbling lineare e incisivo, il senso del gol… Giocava col numero 7 e questo significava allora decisamente “ala destra”, ma aveva caratteristiche da centravanti. Come tutti i grandi giocatori, nei momenti difficili, lo vedevi comparire a proteggere la porta dietro il portiere. E, se era lui a salvarci dal gol, si tornava a casa senza voce e con le mani spellate.
C’erano meno divertimenti, Palermo costruiva case, ovunque e comunque. Sacco edilizio? Le cooperative si chiamavano “il tetto”, ma in molti potevano realizzare il sogno della “casettina di periferia”, anche se invece di mille lire al mese ce ne volevano già più di 100 mila. Le banane cominciavano a non essere un lusso da sbocconcellare a Mondello. Anche per il popolo, la carne non si limitava già più alle polpette al sugo della domenica. Anche se in tanti non avevano ancora neppure quello.
La regola per i rosa era la serie A. La B un raro purgatorio. Quando lo stadio traboccava fin dal muro in alto, dove gli ultimi tifosi sedevano, rischiando la pelle, si parlava già di oltre 30 mila spettatori. Forse non era vero. Andare in popolari con 500 lire, a volte anche meno, era poco anche per allora. Il caro prezzi da Palermo non passava. E le prime al cine rimasero a lungo a L.500.
Racconto una partita con la Roma. Entrano in campo i giallorossi ben vestiti da far paura. In squadra c’era di tutto. La Roma era (comunque) un po’ l’Inter di allora. Dopo il fischio d’inizio, l’ala sinistra, il famoso svedese Selmonson (tolto alla Lazio) si esibisce in un paio di discese velocissime: “qui ci fanno nuovi”, diciamo. Non son sicuro, ma credo che erano in campo sia Chiggia che Da Costa. La Roma era una specie di rappresentativa mondiale. Noi con i nostri stranieri. Un Vernazza non più giovanissimo e il pazzo per eccellenza, l’uruguaiano Arce rimediato al fine carriera. Bravate non rare del sodalizio: avevamo sempre avuto qualche asso, quasi sempre troppo vecchi come Walter Gomez e Naka Skoglund, altri troppo giovani come Causio. Ma si fecero le ossa in rosa giganti come Burgnich e Giubertoni. Giocarono discretamente buoni centrocampisti, come Fernando, Landoni, Lopez, Magherini o estrosi attaccanti come Cimenti, con le sue “biciclette”. Fra gli allenatori io amai soprattutto Cesto Vicpaleck e l’etneo Carmelo Di Bella, due personaggi così diversi fra loro, ma che avevano in comune d’esser diventati, da giocatori a tecnici, palermitani anche loro.
In porta, poi, abbiamo avuto sempre fortuna, fra i prestiti bianconeri (Mattrel, Anzolin) e qualcosa di più nostro come il maestro Gerardi. Troppi i giocatori storici: i mediani Benedetti e Malavasi, il terzino De Bellis, i tanti rimasti per sempre in città, da Ninetto De Grandi a Ugo Raffin, Graziano Landoni e l’immancabile (nei talk show) Alvaro Biagini.
La Roma, infatti, segnò per prima. Ma, quando tutto sembrava presagire un cappotto, probabilmente gli ospiti …si sedettero.
Non avevano fatto i conti con Vernazza e Arce. I due sudamericani, ad un certo punto, sembrarono aver deciso che “quel giorno” si giocasse. Arce era così da sempre.
Lui, l’uruguaiano che aveva giocato su tutti i campi del mondo, più centrocampista, forniva i palloni a Ghito, l’argentino ormai palermitano (che panelle e pane e milza ne mangiava da anni), che era un ottimo, ma anche raffinato, cecchino. Segnarono quattro gol. Ma i due trovarono il tempo e il modo per esibirsi in inverosimili “meline”, mandando il pubblico in visibilio. Fu il quarto gol che colmò la misura. Arce, col suo carattere, si era seduto un attimo per terra a ¾ campo, ridendo. Destino volle che un mediano gli avesse fornito ugualmente la palla. Si alzò e, simulando una ostentata non chalance pitturò l’ennesimo pallonetto su Ghito Vernazza, il quale implacabilmente, come succede nello sport quando sei calmo e di buon umore, lo piantò in rete. Il portiere restò immobile con le braccia pensoloni, implacando con lo sguardo gli altri dieci romanisti e …quella selezione mondiale desiderò certo di non essere mai entrata in quel rettangolo di gioco. Era il campo della Favorita. Ne uscimmo raggianti. Eravamo giovani, poveri e felici. Ricostruivano comunque, anche il nostro morale, fingendo di non vedere le rovine della guerra, i colpi della mitraglia sui muri, i palazzi sventrati, che molto lentamente venivano ricostruiti. Le Brigate rosse, la contestazione e gli anni di piombo non li avremmo mai neppure immaginati.
Nota: il mio racconto si è fermato qui istintivamente. Ha saltato gli anni in cui, poi, mandavo un’intervista al giorno al Corriere dello Sport e persino l’ostico Sicilia mi spediva a fare qualche “spogliatoio”, come diciamo in gergo, o la Rai a ricevere a P.Raisi Landoni o Vanelo. Mi ero proprio riportato a quand’ero solo un giovane tifoso, come ho sempre amato di tornare ad essere, nell’attimo dello svago. Credo che, dopo quel 4 – 1, il ricordo più bello “d’un rosa che fu” sia quello del tuffo di testa di Tanino Troia contro il Cagliari. Gol alla Riva contro Riva: Palermo –Cagliari 1 – 0. Non portai “buono” a Gigi, che avevo intervistato con deferenza al suo arrivo, col Cagliari da scudetto, all’hotel des Palmes. Il ricordo più brutto, che per anni mi portò a girare le spalle allo stadio, fu il sapere di quelli che …si vendevano le partite.
Germano Scargiali
Auguri Pianetando/a
shark76 
Compirà 36 anni tra 2gg
Giovedì 20 Maggio 1976
Domenica 20 Maggio 2012 2
ales 
Compirà 36 anni tra 4gg
Sabato 22 Maggio 1976
Martedì 22 Maggio 2012 4
nuvola rosa 
Compirà 50 anni tra 6gg
Giovedì 24 Maggio 1962
Giovedì 24 Maggio 2012 6
paet 
Compirà 27 anni tra 7gg
Sabato 25 Maggio 1985
Venerdì 25 Maggio 2012 7
Non sei identificato sul sito.
Pianeta RosaNero Login
Compleanni RosaNero
| Gianluigi MAGGIONI |
![]() ... 70mo compleanno domani 19. maggio 2012 (* 19.05.1942) |
| Antonino BARRACO |
![]() ... 48mo compleanno domani 19. maggio 2012 (* 19.05.1964) |
| Gaetano COPPO |
![]() ... 101mo compleanno tra 2 giorni 20. maggio 2012 (* 20.05.1911) |
| Firmino ELIA |
![]() ... 38mo compleanno tra 2 giorni 20. maggio 2012 (* 20.05.1974) |
| Diego Gaston HERRERA |
![]() ... 33mo compleanno tra 2 giorni 20. maggio 2012 (* 20.05.1979) |






