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Mi ricordo...

In questi giorni la mente ed il cuore non hanno requie. In ogni momento della giornata, ma anche di notte, quando non riesci a prendere sonno, il pensiero corre veloce a ciò che di indimenticabile potrebbe succedere - e succederà - sabato notte.

Cosa farò per esprimere la mia gioia incontenibile?...Come farò a non morire di felicità?...Come farò a resistere, fisicamente e psicologicamente, alla immane tensione ed alla successiva esplosione di gioia?..

Ed allora,quasi per allentare la tensione, senza tuttavia allontanare il pensiero dal sogno che si sta materializzando, ecco cercare nei ricordi il filo rosanero della tua storia di innamorato della tua squadra e della tua città.

Già. i ricordi di un bambino di 8 anni che, per la prima volta nella vita, incontrò la gioia di vedere la magica maglia rosanero e sentire il boato di migliaia di persone unite nel comune appassionato sostegno a quei colori davverounici.

Ecco, venir fuori dalla nebbia del tempo, con i contorni appena sfumati, i ricordi -o forse è meglio dire le sensazioni - di quel giorno indimenticabile . la prima volta.

Mio padre, buonanima, mi portò la prima volta alla Favorita nell'ottobre del 1948 e, cedendo alle pressanti richieste di mia madre, preoccupata "p'u picciriddu", lasciò il suo abituale posto in curva - allora si chiamavano popolari - per andare, più comodamente, in gradinata.

Già l'arrivo in filobus allo stadio fu, per me , la prima grande emozione; la Favorita, seppur modesta rispetto all'attuale Barbera, mi sembrò un gigantesco monumento.

Davanti allo stadio -ovviamente non c'era la recinzione - stazionava la solita folla, agitata e variopinta, che si affollava ai "vanchidetti " dei venditori di calia e semenza, di pipittuna, di aranciate (fatte con le cartine), di gazzose, oltre ai soliti panellari e sfincionari e, udite udite, all'acquaiolo con l'acqua fresca (diceva iddu!) e u zammù (anice).

L'ingresso fu poi entusiasmante; eravamo andati per tempo per evitare la confusione e così mi trovai ad ammirare l'impianto semivuoto, che mi parve immenso anche se allora c'era un solo anello, il prato verde (forse lo è solo nel mio ricordo) e la folla vociante che entrava per prendere posto.

La prima preoccupazione - poiché il sole, pur autunnale, dardeggiava - fu di confezionare con il giornale un cappelluccio (tanno non c'erano berrettini rosanero) ed ingannare l'attesa con la calia e semenza (tanno non c'erano nemmeno i ghiaccioli) mentre non usufruimmo di uno strano sevizio, messo a disposizione non so se da privati a dalla Società: i cuscini. Tale confort trovava la sua giustificazione nel fatto che il calcestruzzo dei gradoni, consunto dalle intemperie, era piuttosto accidentato e francamente fastidioso per il sedere. Il problema, seppi dopo, non interessava le curve dove c'erano solo dei gradini bassi su cui si stava, ovviamente, in piedi.

Comunque la cosa durò poco, non perché furono rifatti i gradoni, ma solo per evitare, come succedeva spesso, che detti cuscini fossero tirati in campo.

Quello chi mi "stregò" fu comunque l'ingresso in campo dei giocatori. con le maglie a righe verticali rosanero ed i pantaloncini neri: fu allora che decisi che quei colori sarebbero stati i miei colori, per sempre.

Il Palermo era in serie A e giocava contro il Livorno; mi ricordo ancora, indelebilmente, la formazione rosanero: Masci, Boniforti, Buzzegoli, Conti, Milani, Piccinini, Marzani, Pavesi,Wikpalec, Moretti e De Santis. La partita fu un trionfo per i nostri colori (4-1) e sento ancora il boato della Favorita!

Qualcuno ha scritto, giustamente, sul muro che sabato il Palermo gioca contro il suo passato; è vero. Io mi permetto sommessamente di aggiungere il suo "recente" passato.

Per me, sabato il Palermo gioca anche per ritrovare e rivivere il suo passato più lontano, l'epoca della serie A senza timori, delle vittorie contro squadre blasonate, l'epoca dei grandi Presidenti Raimondo Lanza di Trabia e Renzo Barbera, l'epoca di tutti coloro che, come mio padre, mi hanno insegnato ad amare la nostra squadra e la nostra Città.

Un saluto da

Giannipà

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